Il rumore arriva prima del panorama. Sono i campanacci delle mucche al pascolo, che risuonano tra i prati quando ancora non si vedono le baite. Poi, poco alla volta, compaiono i tetti in pietra, il fumo che esce da un camino, il profumo del latte appena munto. Negli alpeggi del Biellese l’estate segue ancora il ritmo della transumanza, che da secoli porta uomini e animali a vivere in quota nei mesi più caldi.
L’estate sale in quota

Un alpeggio non è soltanto un prato: è un luogo che vive per pochi mesi e per il resto dell’anno resta chiuso e in silenzio. Gli animali salgono a inizio estate, appena la neve libera l’erba, e ridiscendono in autunno, quando le notti si fanno fredde. Lassù l’erba cresce più fitta e più ricca di fioriture, che a valle non si trovano, mentre i prati di fondovalle crescono per il fieno che servirà d’inverno. È un ritmo antico, che continua perché ha ancora senso e che ancora continua a richiamare ogni estate le mandrie.
Dove il latte diventa formaggio

La giornata comincia prima dell’alba, con la mungitura, e prosegue nella casera. Qui il maccagno si lavora ancora caldo, appena munto, come si è sempre fatto: il latte non fa in tempo a raffreddarsi. Nel paiolo di rame la cagliata si raccoglie a mano, poi le forme passano sulle assi di legno, dove riposano girate una a una e prendono lentamente l’odore dell’aria di quota. In quel formaggio, dicono i casari, si sente il prato: le stesse erbe e gli stessi fiori che gli animali brucano a pochi passi dalla stalla.
Fermarsi, anche solo un’ora

Chi sale oggi non trova un museo, ma un luogo che lavora. C’è qualcuno alla stalla, il fuoco acceso in cucina, un tavolo di legno dove sedersi davanti a una polenta concia o un pezzo di pane e formaggio. Si compra un pezzo di toma da portare a casa e, se si ha tempo, si scambiano due parole con chi lassù vive e lavora ogni giorno.
Visitare un alpeggio significa entrare, anche solo per qualche ora, in un mondo dove il tempo ha un ritmo diverso. È il suono dei campanacci, il profumo del fieno appena tagliato, il sapore di un formaggio prodotto a pochi metri dalla stalla. Sono esperienze semplici, ma raccontano il Biellese forse più di qualsiasi panorama.
Gli alpeggi del Biellese
Dove Gli alpeggi visitabili si concentrano nell’Oasi Zegna, lungo la Panoramica Zegna, in Valle Cervo e in Valle Elvo.
Come si arriva Molti alpeggi si raggiungono con brevi camminate su mulattiere semplici; alcuni richiedono un percorso più lungo. Diversi itinerari sono adatti anche ai bambini piccoli, con dislivelli contenuti.
Quando La stagione dell’alpeggio va indicativamente da giugno a settembre. Molte strutture aprono solo nei fine settimana.
Da portare Scarpe chiuse, acqua e contanti: in quota spesso non c’è campo né POS, e gli acquisti si fanno direttamente dal produttore. Non preoccuparti per il cibo: c’è sempre qualcosa da mangiare.
I formaggi Il maccagno (Macagn) è Presidio Slow Food e si lavora ancora a ogni mungitura. Accanto si producono le tome di montagna, che nel Biellese rientrano nella Toma Piemontese DOP. Si acquistano direttamente in alpeggio.
Maggiori informazioni ATL Biella | Oasi Zegna


